martedì 2 novembre 2010

NON NOMINATE IL TIRANNO INVANO

Noto con particolare sgomento, che da un po' di tempo a questa parte, non si fa altro che tirar fuori uno scandalo diverso al giorno, dove puntualmente vi è implicato quel curioso personaggio che è il nostro premier.
Si tratta perlopiù di faccende che hanno a che fare con la prostituzione, con battute di cattivo gusto, con le risposte molto imbarazzanti che offre in dono a chi gli pone domande molto serie, insomma per ridurla all'osso, le ormai innumerevoli provocazioni.
Mi riferisco alle stesse che sono riuscite a diventare l'unica piattaforma di discussione in mano all' opposizione, la quale argomenta il tutto con un linguaggio goffamente serio, formale, indignato, e che ambirebbe a sensibilizzare sulla gravità delle affermazioni, del personaggio, delle sue azioni.
Il punto è che gli scandali non hanno fine, e hanno reso il cavaliere un fiero collezionista di contraddizioni, dissolutezze, libertinaggi degni di quelli raccontati in qualche scena di Pasolini.
Ma l'arma del moralismo non aiuta a risolvere un bel niente. Anzi, non è di certo andando a scomodare quegli scheletri negli armadi (che come vuole dimostrare non la politica ma la vita, ciascuno in fondo possiede, e che quindi diventano armi a doppio taglio).
Ciò che dovrebbe mettere più paura è il potere che questo signore concede a se stesso di raccontare freddure e passare da una nottata di gang bang a una giornata al family day.

Ma bisognerebbe andare oltre la paura stessa, e porsi nuove questioni:
Che cosa abbiamo noi fra le mani?
Che cosa possiamo proporre di nuovo? Abbiamo un programma in mente? Abbiamo un'idea chiara di quali siano i problemi che ci troviamo addosso in quanto italiani?
A ben pensarci non ci stiamo rendendo forse lontanamente conto di quanto si stia effettivamente svuotando tutta la nostra “immaginazione” di oppositori . Siamo vampirizzati da un personaggio politico (principalmente televisivo) che occupa quello spazio dove dovrebbero teoricamente muoversi i nostri argomenti, le nostre proposte, le nostre possibili risposte, nonché la nostra identità stessa.

Ritengo che oggigiorno il problema più importante stia proprio nell'opposizione, che non lavora affatto su se stessa, perché impigrita dal nemico, forse mossa dalla speranza segreta di occupare un giorno quel trono, senza domandarsi se gli italiani abbiano bisogno di nuovi monarchi, o abbiano bisogno piuttosto di risolvere i propri disagi (sempre più numerosi oltre che gravosi).
Bisognerà forse smettere una buona volta di occuparsi di faccende a metà fra il machiavellico e il disneyano, e iniziare a ragionare su quali siano i nostri propositi, quali le nostre esigenze, quali i nostri progetti, e creare una forma di governo alternativa dove attualmente è possibile trovare solo il deserto.
Rafforzare la sinistra, la destra? Ancorarsi a, e identificarsi con un passato che ci fa precipitare fra le pagine dei libri di storia?
Inutile dire che dietro a questo c'è evidentemente una tattica (consapevole o no, non importa) operata al fine di portare il sovrano a diventare l'unico argomento politico possibile, facendo semplicemente perdere tempo a quella parte della popolazione affascinata dal proprio rancore. Siamo ricaduti in quella malattia che rende tutto tristemente statico e autoreferenziale, dove si procede solo più per strategie.
Tutta la politica è oggi strategica, e serve a definire l'aspetto di sé stessa, mostrandosi solo più nella sua forma della rappresentanza.
Protestare contro le riforme scolastiche, contro la disoccupazione, contro la svalutazione della cultura, etc non basta più, a quanto pare. Bisogna districarsi da questo atteggiamento mirato solo ed esclusivamente alla distruzione dell'altra parte, o mossa dalla speranza di un ascolto impossibile. Qualora noi ci trovassimo davanti alla caduta di questo governo, avremmo qualcosa di pronto da proporre? Sapremmo muoverci nel vuoto?
Forse quando i problemi sono seri è più facile occuparsi solo ed esclusivamente del nemico, piuttosto che cercare soluzioni concrete. Forse non ci rendiamo conto che la nostra difficoltà è data da un problema essenziale: quella poca libertà che ancora ci resta, e che non sappiamo come utilizzare. Perché occuparsi dei problemi senza avere la comodità di un handicap come quello conferitoci dalla figura di uno spiritoso criminale al governo, è cosa ben difficile, perché a quel punto la responsabilità sarà solo nostra.
È meglio affrettarsi, e lasciar perdere per un attimo quel noioso argomento di cui sentiamo parlare ogni giorno. Adesso che tutti noi conosciamo bene il volto della nostra rabbia, non ci resta che renderla costruttiva, o fra poco saremo tutti sudditi incatenati alla nostra stessa inettitudine.

Luca Atzori

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